Notule

 

 

(A cura di LORENZO L. BORGIA & ROBERTO COLONNA)

 

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 03 ottobre 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: BREVI INFORMAZIONI]

 

Scoperto il meccanismo fisiologico che crea la continuità tra aree della corteccia cerebrale. L’attività neuronica specializzata delle singole aree della corteccia cerebrale è studiata e conosciuta in dettaglio; è anche noto che attraverso il rientro – o reciproco, completo e simultaneo scambio tra aree adiacenti – si crea la continuità delle grandi reti alla base dei processi psichici. Non si comprendono ancora bene i processi che consentono alle differenti attività locali di confluire nelle oscillazioni sincrone delle grandi reti globali. Per comprendere questi processi, Mitra Javadzadeh e colleghi hanno indagato le dinamiche congiunte dell’area visiva primaria V1 e delle aree visive di ordine superiore latero-mediali (LM), con metodi elettrofisiologici ed optogenetici.

In sintesi: le connessioni tra V1 ed LM realizzano un attrattore lineare, che rallenta il decadimento dei pattern di attività coerente tra le due aree e accelera il decadimento dei pattern di attività incoerente, raggiungendo la perfetta sincronia tra aree. [Cfr. Nature Neuroscience – AOP doi: 10.1038/s41593-026-02437-3, 2026].

 

Sclerosi multipla: nuovi dati suggeriscono una nuova definizione immunologica del rischio. La sclerosi multipla è associata all’infezione da virus di Epstein-Barr (EBV) e alla specifica immunità EBNA-1, ma i meccanismi che legano l’EBV all’autoimmunità del sistema nervoso centrale (CNS) nella sclerosi multipla sono solo parzialmente noti. Hannes Wietzen e numerosissimi colleghi coordinati da Thomas Berger hanno dimostrato che l’immunità CNS-specifica si verifica in pazienti di sclerosi multipla sieropositivi a EBNA-1, e in una frazione di pazienti sieronegativi a EBNA-1; cosa che indica l’indipendenza dell’autoimmunità del CNS da EBNA-1.

I ricercatori rilevano che la progressione della malattia sembra dipendere da una regolazione immunitaria alterata. Robuste risposte di NKG2C+/D+ di cellule NK sono associate alla protezione, anche in soggetti con alti livelli di immunità diretta verso il CNS. Queste risposte di cellule NK sono associate alla regolazione dell’immunità antigene-specifica del SNC e presentano elementi coerenti con la citotossicità. Nell’insieme, i risultati dello studio ridefiniscono il rischio di sclerosi multipla come una conseguenza della combinazione di espansione immune autoreattiva e fallito controllo immunitario. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2607529123, 2026].

 

I pattern di invecchiamento del cervello in 9 disturbi neuropsichici rivelano nuove nozioni. L’età cerebrale stimata mediante neuroimmagine confrontata all’età cronologica del soggetto consente di definire la PAD (predicted age difference) e studiarla come potenziale biomarker di salute cerebrale. Sebbene deviazioni del PAD siano state dimostrate per molti disturbi, comparazioni crociate del PAD fra vari disturbi, in relazione ai profili di espressione genica e ad altri parametri di età e stato del cervello, non sono stati finora effettuati. Chuang Liang e colleghi hanno realizzato questo lavoro in 9 disturbi principali: malattia di Alzheimer, MCI (mild cognitive impairment), dipendenza da alcool o da tabacco, schizofrenia, disturbo bipolare, depressione maggiore, ADHD (attention deficit hyperactivity disorder) e ASD (autism spectrum disorders).

I ricercatori hanno rilevato che le differenti malattie presentano un profilo diverso di accelerato invecchiamento cerebrale, con interessamento di reti e aree specifiche. L’effetto più marcato si ha nella malattia di Alzheimer e nel MCI, mentre l’autismo e il disturbo dell’attenzione con iperattività non presentano elementi specifici significativi. [Cfr. PLOS Medicine – AOP doi: 10.1371/journal.pmed.1004860, September 29, 2026].

 

Supplementi di creatina con e senza esercizio e dieta migliorano la cognizione in età media e avanzata. È noto che supplementi di creatina associati a uno specifico training motorio possono aiutare gli anziani, che perdono peso per riduzione sarcopenica della massa muscolare, a recuperare equilibrio biologico, molecolare e idroelettrolitico; Jisun Chun e colleghi hanno cercato di determinare se la creatina, senza esercizio fisico e dieta, sia in grado di migliorare parametri muscolari, metabolici e cognitivi.

La creatina, senza dieta ed esercizio ha accresciuto la massa di tessuto magro, la forza e la resistenza muscolare e ha indotto cambiamenti positivi in lipidi ematici, HbA1c e marker selettivi di memoria e processi cognitivi nell’età media e nell’età avanzata. [Cfr. Journal of the International Society of Sports & Nutrition – AOP doi: 10.1080/15502783.2026.2716273, 2026].

 

Il cuore trapiantato ringiovanisce se deve adattarsi a un organismo più giovane. Jesse Poganik e colleghi della Harvard Medical School, studiando cuori umani trapiantati e cuori murini in trapianti sperimentali, hanno rilevato e dimostrato che il cuore del donatore rapidamente assume l’età del ricevente. Questi effetti sono stati confermati al livello della metilazione del DNA e dell’espressione genica. Il rapido ringiovanimento si deve all’ambiente sistemico che funge da “forza trainante” del cambiamento dei tratti biologici distintivi dell’età. Sarà importante conoscere i meccanismi molecolari che generano questo straordinario effetto. [Cfr. bioRxiv [Preprint] – AOP doi: 10.64898/2026.09.15.751836, 2026].

 

L’udito degli squali è straordinariamente più acuto di quanto si è ritenuto fino a oggi. Da oltre 75 metri di distanza gli squali pinna nera minore (Carcharhinus limbatus) riescono a percepire suoni di bassa frequenza generati da speaker subacquei, e hanno dimostrato di essere in grado di individuare la localizzazione spaziale della fonte sonora. Sullivan, Gerstein e Kajiura, studiando questi squali in acque libere e monitorandoli mediante droni aerei, sono riusciti a rilevare le reazioni di recezione acustica e orientamento verso la fonte situata fino 250 piedi di distanza. L’osservazione sperimentale evidenzia l’importanza dello studio in condizioni naturali e suggerisce riflessioni sul significato evolutivo di questa capacità nell’ambiente naturale. [Cfr. Integrative Organismal Biology – AOP doi: 10.1093/iob/obag033, 2026].

 

Nelle 31 nuove specie marine scoperte al largo del Brasile vi è anche qualche nuovo comportamento. Il team internazionale dello Schmidt Ocean Institute che, a bordo della nave di ricerca Falcon, ha scoperto in due settimane del mese di giugno 31 nuove specie animali acquatiche nella midwater – zona pelagica intermedia tra gli abissi e le acque superficiali – dell’Oceano al largo del Brasile, è ancora al lavoro per studiare queste creature sconosciute che le nuove tecnologie di imaging hanno consentito di scoprire e riprendere. Particolarmente interessante la documentazione filmata di una femmina di polpo pelagico (Haliphron atlanticus) che mangia una medusa di un intensissimo colore rosso a 800 metri di profondità: fino a oggi si riteneva impossibile questo comportamento. [BM&L-International, October 2026].

 

Scoperto un dinosauro piumato con quattro ali che rivela segreti evolutivi di questi predatori. È stata battezzata Norellraptor barsboldi la nuova specie aviaria di dinosauro scoperta in Cina, caratterizzata da denti affilati e ricurvi, quattro ali munite di artigli sui bordi anteriori, ricoperta di piume come i moderni uccelli e lunga non oltre i 57 centimetri. Da un primo studio si deduce che era un predatore (microraptor) e probabilmente si nutriva di mammiferi di piccola taglia, lucertole, anfibi e piccoli di altri dinosauri.

La scoperta dei dinosauri piumati ha sconvolto e rivoluzionato tutta la ricostruzione dell’evoluzione delle specie aviarie sulla terra. Il ritrovamento del fossile è avvenuto nella Jiufotang Formation del Primo Cretaceo, un sito paleontologico datato tra 145 e 100 milioni di anni fa.

La descrizione di Norellraptor barsboldi da parte del paleontologo italiano del Museo Paleontologico OPHIS Andrea Cau e dei suoi colleghi ha consentito di comprendere che lo sviluppo del volo è avvenuto più volte nel corso dell’evoluzione e in maniere differenti: i microraptor come Norellraptor, sebbene abbiano nei loro 194 cambiamenti evolutivi il 30% di quelli sviluppati dalla linea che ha portato agli uccelli, conservano numerose e interessanti tracce di una via evolutiva propria, che spiega anche la semplice evidenza del corpo piumato, delle quattro ali artigliate e della particolare dentatura. Il lavoro originale di Xuri Wang e colleghi, postato martedì 29 settembre su Nature Communications, supporta l’esistenza di regimi selettivi multipli e indipendenti all’origine delle specie alate dei Paraves. [Cfr. Nature Communications – AOP doi: 10.1038/s41467-026-77804-6, 2026].

 

Una balena può realmente ingoiare una persona intera? Whalefall ha riacceso il dibattito. Nel film Whalefall, Jay Gardiner, un sub che si trova per caso sul percorso di una balena che sta inseguendo un calamaro gigante, resta impigliato in un tentacolo del mollusco e viene risucchiato dal mammifero marino, finendo nel ventre del cetaceo, come il Profeta Giona del racconto biblico verosimilmente metaforico, che suggerì a Collodi l’episodio della balena in “Pinocchio”.

I biologi marini esperti in cetacei non sono concordi: alcuni escludono categoricamente la possibilità sulla base di definiti limiti anatomici delle cavità, che precludono una simile evenienza; altri sono più possibilisti, menzionando particolari specie le cui dimensioni e, soprattutto, le cui particolarità morfo-funzionali dell’apparato digerente consentirebbero in teoria di inghiottire una persona. Questi ultimi menzionano, a sostegno di questa possibilità, il rinvenimento nel ventre di alcuni esemplari di reperti di enormi dimensioni, evidentemente ingoiati accidentalmente.

Fra i possibilisti, in questi giorni ha preso la parola su Science Joy Reidenberg, docente di anatomia comparata della Icahn School of Medicine presso il Mount Sinai Hospital in New York. Reidenberg, in realtà, ha proposto per esempio il più grande predatore del mondo, ossia il capodoglio (Physeter macrocephalus), unico rappresentante del suo genere e della sua famiglia di cetacei odontoceti, che non è una balena, anche se in America è popolarmente considerato tale: Moby Dick la celebre “balena bianca” era un capodoglio. Una delle specie di balene di maggiore taglia (Balaenoptera physalus), sebbene possa raggiungere i 26 metri di lunghezza, non potrebbe mai ingoiare una persona: il viscere faringeo al massimo lascia passare un braccio umano. Con questo argomento la maggioranza degli studiosi europei ha inteso chiudere un dibattito viziato dall’essere nato fuori di un contesto scientifico, sull’onda di articoli di attualità cinematografica. Noi riteniamo che non sia superfluo sapere che gli autori del film Whalefall hanno avuto per consulente proprio Joy Reidenberg. [BM&L-Italia, ottobre 2026].

 

Un piccolo di elefante salvato e allevato da un uomo pone quesiti sul rapporto di adozione umana. Come si rappresenta nel cervello di un elefante una persona che ha svolto funzione genitoriale? Per il momento non abbiamo ancora una risposta a questa domanda.

Okomu National Park in Nigeria è un’area protetta di foresta pluviale che si stima ospiti dai 30 ai 40 esemplari di elefanti africani ed è sede della ANI Foundation, dedicata alla protezione della biodiversità e presieduta da Tunde Morakinyo. Peter Abanyam, membro della fondazione, dopo aver salvato la vita a un piccolo di elefante di otto mesi rimasto orfano, ne ha assunto la cura quotidiana con un ruolo di sostituto genitoriale che non ha precedenti e realizza un involontario esperimento di legame uomo-elefante. Abanyam ha recentemente dichiarato a National Geographic: “Non mi sarei mai aspettato di diventare genitore di un elefante”. Il piccolo appartiene alla specie criticamente minacciata di estinzione degli elefanti africani della foresta, che ha taglia minore di quella della savana, zanne più diritte e orecchie più rotonde e corte.

L’inizio è stato difficile perché il piccolo non aveva energia per stare in piedi, mangiare o fare qualunque altra cosa, e Abanyam ha fatto ricorso ad esperti veterinari e al supporto di Liz O’Brien dello Zambia, specializzata in cure per elefanti orfani. Ora il piccolo è in grado di bere autonomamente, aspirando acqua da una fontanella con la proboscide, e di lavarsi, spruzzandosi il corpo con quell’acqua.

Sarà interessante osservare gli effetti di questa sorta di imprinting genitoriale umano sull’affettività e sul comportamento nella relazione padre-figlio adottivo. [Fonte: National Geographic & BM&L-International, October 2026].

 

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BM&L-03 ottobre 2026

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